• No ai pesci giganti in acquario
  • No ai pesci rossi nella boccia
  • I pesci pulitori non esistono!
  • No ai pesci colorati artificialmente
  • No ai pesci combattenti nei vasi
  • No alle tartarughe nelle mini vaschette

Chromobotia macracanthus

(Bleeker, 1852)

Questa specie è senza dubbio una delle più mal conosciute in acquariofilia, dal momento che è del tutto inadatta per gli acquari piccoli, nonostante sia praticamente onnipresente nei negozi. La maggior parte dei rivenditori vendono i Chromobotia senza fornire quelle che dovrebbe essere considerate informazioni essenziali riguardanti la loro cura a lungo termine, con la conseguenza che la maggior parte degli esemplari in cattività muore molto prima di quanto consentirebbe la loro aspettativa di vita.

Chromobotia macracanthus, Clown loach: i botia pagliaccio da giovani e da adulti

nome comune
Clown Loach, Botia Pagliaccio
sinonimi
Cobitis macracanthus; Botia macracantha; Botia macracanthus
dimensioni massime in natura
40 cm TL
dimensioni massime in acquario
Nonostante nei fiumi nativi sono stati registrati esemplari di circa 40 cm, in acquario i più grandi esemplari registrati sono arrivati ai 30 cm; questo perchè anche se possono crescere molto di più, in particolare le femmine, la loro crescita una volta raggiunti i 20 cm circa rallenta considerevolmente.
aspettativa di vita
30 - 40 anni

Premessa doverosa prima di parlare di questi pesci è ricordare che non sono assolutamente adatti ai comuni acquari di comunità, perchè diventano molto grandi e hanno bisogno di vivere in gruppo e di muoversi molto, essendo molto attivi. Spesso purtroppo vengono comprati senza informarsi sulle loro esigenze, solo perchè hanno la fama di mangia-lumache, ma purtroppo se allevati senza rispettarne le esigenze possono causare più problemi di quelli che dovrebbero risolvere. Hanno una splendida livrea colorata, ma se fossero allevati correttamente e non portati alla morte dopo pochi mesi o anni di vita, si saprebbe che con gli anni la colorazione via via sbiadisce per diventare ingrigita e poco colorata (ricordo che possono vivere per 30-40 anni)

Circostanze impreviste possono capitare a chiunque, ma un animale che raggiunge la sua lunghezza completa non è una circostanza imprevista (It's not just a fish)

A gennaio del 2004 il Dott. Maurice Kottelat ha pubblicato un documento (ecco qui l'anteprima, tratta da ZooTaxa) in cui, oltre alla definizione della nuova specie Botia kubotai, riorganizza tutto il genere botia, suddividendolo in diversi generi (nella pagina della Tassonomia sono elencati più dettagliatamente).

In particolar modo, viste le loro peculiarità già segnalate da molti altri autori rispetto a tutti gli appartenenti alla sottofamiglia dei Botiinae, elevata al rango di vera famiglia, Botiidae, ha creato un nuovo genere tutto per i Chromobotia macracanthus.

I Chromobotia macracanthus (ex Botia macracantha) sono bellissimi pesci dal corpo arancio vivo con tre larghe bande nere, le pinne e la coda rosso vivo, tranne la dorsale tendente al nero, per la vivacità dei colori in inglese sono comunemente chiamati Clown Loach, ossia Pesci pagliaccio (letteralmente, Cobitidi Pagliaccio).

Botia macracantha

Hanno la bocca in posizione inferiore, il che tradisce la loro indole di "pesci da fondo" con quattro paia di barbigli, in perenne movimento, con cui sfrucugliano continuamente il fondo ala ricerca di cibo. hanno anche una piccola "spina" ai lati della testa, sotto ad ogni occhio, in genere invisibile perché retratta in una piega della pelle, ma che viene 'sguainata' in caso di pericolo o di combattimento, e a cui bisogna prestare attenzione se si deve prendere il pesce con il retino, perché può rimanervi impigliato.

Sono pesci dal comportamento vivace e rendono la vasca veramente spettacolare, ma nonostante questo sconsiglio di comperarli senza informarsi prima bene sulle loro esigenze.

Chromobotia macracanthus: questa è Marge, misura 29 cm ed è alloggiata con un'altra 50ina di Chromobotia - Foto tratta da Loaches Online

Intanto sono pesci che non si riescono a riprodurre in cattività, quelli che sono in vendita per i nostri acquari sono catturati in natura, con il conseguente enorme stress che questi animali devono subire tra cattura, trasporto, ambientamenti... la mortalità dei Botia appena acquistati è molto alta. Ultimamente sono riprodotti commercialmente tramite l'uso di ormoni, vengono cioè fatti riprodurre nelle grandi "farm" d'allevamento ittico tramite stimolazione ormonale, per cui quelli in commercio non sono più solo di cattura (anche perché leggevo che sono state fatte molte restrizioni sul loro prelievo negli habitat naturali, visto che stavano cominciando a diventare sempre meno), comunque rimane lo stress altissimo per trasporto, ambientamento, vendita ecc. per cui la mortalità rimane comunque molto alta.

Soprattutto però sono pesci che diventano veramente grandi, possono superare i 30 cm, quindi dovendo essere allevati in gruppi di non meno di 5-6 individui, ed essendo vivaci e turbolenti hanno bisogno di molto spazio per nuotare, per cui diventano troppo grossi per un acquario "normale", per allevarli al meglio ci vogliono vasche molto grandi...

A volte vengono venduti con la rassicurazione che "in acquari piccoli rimangono piccoli", perché in effetti anche se raramente può succedere che in vasche troppo piccole per loro rimangano nani, atrofizzati, non riuscendo a crescere, ma questa è una vera e propria tortura... per lo stress subito oltre a sviluppare possibili deformità, diventano molto più soggetti ad ammalarsi e ne hanno l'aspettativa di vita notevolmente accorciata...
Qualche anno fa era uscita su internet la bufala dei "bonsai kitten", sembrava che un'azienda vendesse gattini rimasti minuscoli perchè fatti crescere all'interno di una bottiglia... era una cosa inventata, ma quante proteste, segnalazioni, sdegni per questa pratica, ritenuta ovviamente bestiale e inumana... perchè invece la gente la consideri una pratica perfettamente normale se la creatura atrofizzata è un pesce, per me è un mistero.

Vabbè, ora sto divagando, torniamo al nocciolo della questione, cioè al nostro Botia: lo potete comprare solo se siete certi che sia di allevamento e non di cattura, e se avete una vasca di... quanti litri? Fate un po' voi, considerate che arrivano a 30 cm. di lunghezza, che hanno bisogno di nuotare, e che devono essere allevati in gruppi di almeno 4 o 5 esemplari, assolutamente non da soli, se no si intristiscono e diventano timidissimi, e staranno sempre nascosti... direi dai 180 cm di lunghezza in su, sempre tenendo presente che più grande è, meglio è... e, vi prego, non tirate fuori la scusa del 'comprerò una vasca più grande quando cresceranno' che si sente ovunque, ma che quasi mai viene messa in pratica, anche perchè come abbiamo visto, i macracanthus in vasche piccole non crescono, muoiono per lo stress...

E' inaccettabile negare ad un animale una dimora di dimensioni adeguate, e il suo diritto ad una giusta razione di cibo, allo scopo di tenerlo piccolo (It's not just a fish)

Un'altra raccomandazione: per sua somma sfortuna il Botia è ghiotto di lumachine, sia quelle tonde piccole piccole sia quelle a tronco di cono che vivono nel fondo di molti acquari, per cui sono spesso venduti come rimedi contro le infestazioni di lumachine, dovute quasi sempre ad una cattiva conduzione dell'acquario.

Quindi tante persone vanno a comprarsi un (solo) Botia per un acquario di 30 litri, sperando che si mangi tutte le lumachine... vorrei censurare questo comportamento, il botia non è un attrezzo, è un pesce, un essere vivente, con le sue determinate esigenze come un qualsiasi altro essere vivente. Se tenuto da solo e per giunta in acquari piccoli può dare molti problemi, può dare fastidio ad altri pesci (stroncare le code dei guppy ad esempio, ma su it.hobby.acquari ho letto più di una persona riferire di occhi dei neon cavati dalle orbite), può rosicchiare e "bucare" le piante, specialmente se nutrito con una dieta inadeguata, può al contrario stare sempre nascosto e morire d'inedia se troppo spaventato per essere da solo. Inoltre non è detto che si mangi le lumache, specialmente se si ha l'abitudine di nutrire troppo i pesci (e in genere chi ha infestazioni di lumache è proprio perché dà troppo cibo)

...Poi le lumache non hanno mai ucciso nessuno mentre un botia si. (EC su it.hobby.acquari)

Quindi se avete troppe lumachine in acquario innanzitutto analizzate bene il vostro modo di condurlo, pulite bene il fondo, sifonando con l'apposita campana, date meno cibo ai vostri pesci, fategli magari osservare qualche giorno di digiuno; e soprattutto ricordatevi che le lumachine sono molto utili all'ecosistema dell'acquario, tengono "movimentato" il fondo, impedendo la formazione di zone anossiche, mangiano i rifiuti dei pesci, e con un po' d'attenzione le potrete tenere sotto controllo, in un numero accettabile (guardate anche la pagina sulle lumache d'acquario).

Quindi NON c'è alcun bisogno di torturare un Botia o un qualsiasi altro pesce per farvele togliere al posto vostro.


In queste pagine dedicate al Chromobotia macracanthus (ex Botia macracantha) ho raccolto quante più informazioni potevo sul loro allevamento, ringrazio soprattutto tutti gli autori e gli amministratori del sito Loaches Online, www.loaches.com, per la grande disponibilità dimostratami nel farmi utilizzare i loro articoli per tradurli e metterli alla portata anche di chi mastica poco l'inglese (una faticaccia!) visto che in italiano si trova poco o nulla che riguardi questi incredibili e simpatici pesci.

Loaches online è promotrice di una campagna per l'informazione ai negozianti sui bisogni e le dimensioni che raggiungono i Chromobotia, affichè non diano informazioni sbagliate ai clienti: Vai al poster informativo sui Chromobotia macracanthus

Questa specie è senza dubbio una delle più fraintese e mal conosciute nell'hobby acquariofilo, dal momento che è del tutto inadatta per gli acquari piccoli, nonostante la sia praticamente onnipresente nei negozi. La maggior parte dei rivenditori vendono i Chromobotia macracanthus senza fornire quelle che dovrebbe essere considerate informazioni essenziali riguardanti la loro cura a lungo termine, con la conseguenza che la maggior parte degli esemplari in cattività muore molto prima di quanto consentirebbe la loro aspettativa di vita. L'acquisto di un gruppo è anche un notevole investimento, dato che se adeguatamente curato l'aspettativa di vita tipica è di oltre vent'anni.

E' documentato che tra le popolazioni del Borneo e quelle di Sumatra vi sono lievi differenze nel disegno della livrea, la più evidente è la presenza di colorazione nera nelle pinne pelviche dei pesci del Borneo, quasi completamente nere in alcuni esemplari. Al contrario, le pinne degli esemplari di Sumatra sono di un colore rossastro uniforme. La fascia nera sul peduncolo caudale tende anche a terminare più vicino alla pinna caudale nei pesci del Borneo rispetto a quelli di Sumatra. Un'ulteriore osservazione è che in alcuni individui del Borneo le bande scure sul corpo sviluppano sottili bordi chiari, anche non si è sicuri se sia specifico dei pesci che abitano in particolare drenaggio del fiume, causato dall'età o qualcos'altro. Si pensa che le due popolazioni siano state separate l'una dall'altra circa 9,5 milioni di anni fa e che la "reintroduzione" di esemplari provenienti da Sumatra a Kalimantan possa aver causato una ibridazione all'interno delle popolazioni indigene.

Oggi è illegale raccogliere grandi esemplari in Indonesia e le catture annue di pesci più piccoli sono diminuite notevolmente, così i pescatori nativi sono stati costretti a cambiare tattica per mantenere il commercio. Tradizionalmente, la tecnica di cattura più comune prevede l'utilizzo di canne di bambù con aperture tagliate a ogni segmento. Questi sono normalmente appesantiti con pietre per farli affondare e appesi alla vegetazione sovrastante o marginale. I Botia si rifugiano nelle canne e i pescatori tornano nelle ore notturne per raccoglierli. In questo modo per molti anni sono stati raccolti piccoli esemplari di 2 - 8 cm, di solito nel mese di febbraio, ma verso la fine del secolo il numero è calato considerevolmente.

Nel fiume Batang Hari, a Sumatra, attualmente il metodo più produttivo di raccolta è rappresentato da una tecnica diversa. Qui Chromobotia macracanthus sembra deporre le uova non solo negli affluenti allagati, ma anche nelle pianure che circondano il fiume stesso, e i pescatori locali catturano le larve pelagiche che vanno alla deriva nel canale principale del fiume per farle crescere loro stessi e venderle ai distributori quando avranno maggiori dimensioni. Forse ben 10.000.000 esemplari vengono fatti crescere e spediti da questa zona ogni anno.

La specie Chromobotia macracanthus è stata per molti anni compresa nel genere Botia, ma nel 2004 Kottelat l'ha trasferita nel nuovo genere Chromobotia per riordinare quanto lasciato in sospeso dagli studi precedenti, in particolare da quello pubblicato da Nalbant (2002). Aveva già diviso quattro dei lignaggi monofiletici putativi della famiglia Botiidae in generi distinti, ma non era riuscito ad affrontare questa specie che è chiaramente diversa da tutti gli altri membri.

distribuzione

Asia: Indonesia (Sumatra e Borneo).
La specie è originaria delle Grandi Isole della Sonda di Borneo e Sumatra. Nel primo è limitato ai sistemi fluviali nelle provincie di Kalimantan Barat (Kalimantan occidentale), Kalimantan Tengah (Kalimantan centrale) e Kalimantan Timur (Kalimantan orientale) nella parte indonesiana compresi Kapuas e Kayan. A Sumatra è ritrovato nei drenaggi orientali e meridionali delle provincie di Jambi, Sumatera Selatan (Sud Sumatra) e Lampung, compresi Batang Hari, Musi e Tulang Bawang.

Gli esemplari tipo sono stati raccolti da "Palembang" e "Kwanten" a Sumatra, il primo probabilmente fa riferimento al fiume Musi e il secondo all'odierna Kuantan Singingi, provincia di Riau cioè la probabile località di raccolta era il bacino del fiume Indragiri.

Le popolazioni delle due isole esibiscono differenze nella struttura genetica, nel disegno della livrea e nelle dimensioni degli adulti, il che fa venrie il dubbi che se fosse condotto uno studio dettagliato forse queste due popolazioni ptrebbero rivelarsi due specie distinte.

habitat

Ambiente: demerso; acqua dolce; Clima tropicale
Per lo più abita il corso principale dei canali fluviali, ma migra a monte in affluenti più piccoli per deporre le uova durante la stagione delle piogge, quando alcune zone si allagano temporaneamente. I pesci sono quindi trovati in diversi tipi di habitat a seconda del periodo dell'anno, e gli habitat stessi sono soggetti a variazioni: ad esempio, la corrente dell'acqua e la profondità tendono ad aumentare in modo significativo durante la stagione delle piogge. Anche la torbidità e il pH aumentano in  questo periodo, mentre la temperatura dell'acqua scende. Anche l'età gioca un ruolo nei cambiamenti di habitat: i giovani rimangono nelle aree inondate dove sono nati per diversi mesi, mentre gli adulti in genere dopo la riproduzione ritornano nei corsi principali dei fiumi; gli individui molto vecchi  probabilmente non migrano neppure.

La maggior parte dei fiumi nativi contiene acqua nera e tenera e passa attraverso le aree di foresta pluviale, anche se gran parte di quello che una volta esisteva ora è  degradato. Nelle foreste palustri alluvionali la vegetazione marginale è normalmente molto fitta e gli alberi forniscono un baldacchino ombroso. Il substrato è costituito in gran parte da detriti e foglie morte con radici e tronchi sommersi, macchie di vegetazione in precedenza emerse, mentre l'acqua tende ad essere quasi sempre calma.

La biodiversità ittica in queste zone è in genere abbastanza alta, in quanto molte specie arrivano per deporre le uova. In un articolo pubblicato nel 2009 dalla rivista tedesca "Amazonas" Hans-Georg Evers ha registrato non meno di 40 specie nella pianura alluvionale del Sungai (fiume) Pijoan, parte del drenaggio inferiore del Batang Hari. Tra questi ce ne sono diversi noti nel commercio acquariofilo, tra cui Brevibora dorsiocellata, Rasbora einthovenii, Trigonopoma pauciperforatum, Trigonostigma hengeli, Betta falx, Luciocephalus pulcher, Luciocephalus aura, Nandus nandus, Chaca bankanensis, Mystus spp. e molti altri. Nel corso principale dei fiumi gli habitat sono piuttosto diversi: durante la stagione umida c'è più acqua e corrente, meno durante i mesi secchi, e la vegetazione sommersa è rara. Si possono trovare specie pelagiche più grandi, quali Barbonymus, Labeo e Pangasius.

Vai alle pagine sul biotopo naturale dei Chromobotia

temperatura in natura
24 - 30°C
valori acqua in natura
dH: 5.0 - 12.0
allevamento

Dimensioni minime dell'acquario: 180 cm di lunghezza per 60 cm di larghezza sono assolutamente il minimo per un gruppo di esemplari di questa specie. Per gli esemplari più giovani può bastare una vasca più piccola, ma non bisognerebbe mai comprare dei pesci se non si è sicuri di poterli ospitare per tutta la loro vita.

Circostanze impreviste possono capitare a chiunque, ma un animale che raggiunge la sua lunghezza completa non è una circostanza imprevista.

Hanno un comportamento turbolento e aggressivo, specie se allevati da soli o in coppia: vanno infatti allevati in gruppi di 5 o più individui perchè possano instaurare una loro scala gerarchica e interagire tra di loro.
Il fondo deve essere costituito da sabbia fine, per non danneggiare i delicati barbigli, con abbondanza di nascondigli e rifugi in cui amano sostare. Particolare attenzione va fatta affinchè i buchi in cui si possono rifugiare non siano troppo piccoli/stretti, perchè ci rimarranno incastrati dentro.
Preferiscono luce smorzata, molti acquariofili hanno osservato che sono più attivi nelle prime ore del mattino e al crepuscolo. Inoltre l'ideale per loro sarebbe avere molta corrente, tipo il fiume-acquario dedicato ai balitoridi, in natura vivono spesso vicino alle rapide.
Sono agitati ed aggressivi specialmente al momento del pasto, non vanno abbinati a pesci tranquilli perchè li lascerebbero a digiuno. Quando crescono possono mangiarsi pesci più piccoli. Spesso danneggiano le piante.

Tutti i botia hanno bisogno di un allestimento ben strutturato, anche se la scelta effettiva degli arredi può variare in base al gusto personale. Una disposizione dal look naturale potrebbe includere un substrato di sabbia o ghiaia fine, con un sacco di rocce lisce, sassi e ciottoli, più radici, legni e rami. L'illuminazione può essere relativamente bassa; vanno bene piante in grado di crescere in tali condizioni come Microsorum pteropus (felce di Giava), Taxiphyllum barbieri (muschio di Giava) o Anubias. Queste piante hanno l'ulteriore vantaggio di poter essere attaccate agli arredi in modo da fornire utile ombra.

Assicurarsi di fornire un sacco di rifugi e ripari, in quanto i Botia sono curiosi e sembrano godere nell'esplorare ogni anfratto dell'ambiente circostante. Rocce, legno, vasi di fiori e arredi possono essere utilizzati in qualsiasi combinazione per ottenere l'effetto desiderato. Ricordate che a loro piace stiparsi in piccoli spazi e fessure, per cui è meglio evitare oggetti con bordi ruvidi o taglienti; eventuali buchi o fori troppo piccoli che rischierebbero di intrappolarli vanno riempiti con silicone per acquari. E' necessario anche un coperchio ben aderente, in quanto a volte amano saltare. Sebbene non richiedano particolari condizioni di turbolenza, stanno meglio quando l'acqua è ben ossigenata, con una certa corrente. Sono intolleranti all'accumulo di rifiuti organici e richiedono acqua pulitissima per vivere in salute. Per questi motivi non devono mai essere introdotti in acquari biologicamente immaturi e si adattano più facilmente ad acquari stabili e maturi. In termini di manutenzione, dovrebbero essere considerati di routine cambi d'acqua settimanali del 30-50% del volume della vasca.

Comportamento e compatibilità: Non sono particolarmente aggressivi ma non devono essere allevati con pesci molto più piccoli di loro, in quanto possono intimorirli con le loro dimensioni e con il loro comportamento molto attivo e irruento. Deve essere evitata la convivenza con pesci dai movimenti lenti e/o con pinne lunghe, come ad esempio Betta, Guppy o molti ciclidi, in quanto spesso ne morsicano le pinne.
In una grande vasca, possono essere compagni più adatti attivi e pacifici ciprinidi come Barilius, Luciosoma, Balantiocheilos, e Barbonymus.
Parlando di pesci da fondo, possono essere alloggiati con la maggior parte dei Botia, e, in grandi vasche, con i Chromobotia macracanthus. Stanno bene anche con cobitidi e nemacheidi, e con le specie di Epalzeorhynchos, Crossocheilus, Garra e molti altri pesci gatto. Come sempre, una ricerca approfondita prima di selezionare una comunità di pesci è il modo migliore per evitare potenziali problemi.

I Chromobotia sono gregari, formano gerarchie sociali complesse e dovrebbero essere allevati in gruppi di almeno 5 o 6 esemplari, preferibilmente 10 o più. Se allevati singolarmente possono diventare eccessivamente timidi o al contrario aggressivi verso pesci di forma simile; se ne vengono acquistati solo un paio o un trio, l'individuo dominante può sottomettere l'altro/gli altri, fino anche a farli smettere di mangiare.

Alcuni comportamenti ricorrenti mostrati dai Botia sono stati osservati tanto spesso da aver meritato un nome non scientifico per facilità di riferimento.

  • Per esempio, durante i combattimenti per la dominanza (che si verificano più frequentemente quando i pesci vengono inseriti in un nuovo acquario, o vengono aggiunti nuovi individui ad un gruppo esistente) i protagonisti di norma perdono molto del loro disegno e colorazione, tale fenomeno è conosciuto come "greying out", ingrigimento, e di solito non è nulla di cui preoccuparsi.
  • È interessante notare che da alcune osservazioni sembra che il carattere del più alto nella gerarchia sociale, o individuo alpha, influenzi quella di tutto il gruppo, anche se va detto che studi scientifici sul comportamento dei botia sono praticamente inesistenti. Sembra certo che mostrano un certo grado di "personalità", cioè alcuni esemplari possono essere naturalmente più audaci o più aggressivi di altri, per esempio. L'individuo alfa è normalmente il più grande esemplare all'interno del gruppo e spesso è di sesso femminile.
  • Anche lo "shadowing" è un comportamento interessante, in cui gli individui più giovani nuotano letteralmente fianco a fianco degli individui più anziani, imitando ogni loro movimento. Alcuni allevatori segnalano che più pesci piccoli possono seguirne contemporaneamente uno grande, che si ritrova con anche tre o quattro pesci per ogni fianco! La ragione non è conosciuta; può riguardare il rimanere in contatto tra di loro quando i fiumi si gonfiano durante i periodi di inondazioni, la riduzione della resistenza nuotando in formazione, o avere qualche altra funzione comunicativa. E' stato osservato sia in acquari con forte corrente che con poca corrente d'acqua, e sembra essere abituale, tanto che alcuni individui diventano l'"ombra" di pesci di altre specie se non sono presenti conspecifici.
  • Il suono sembra essere un fattore importante nella comunicazione, in quanto sono in grado di produrre un "click" acustico, che aumenta di volume quando sono eccitati. Gli aspetti comportamentali di questo fenomeno rimangono in gran parte non studiati.
  • Un altro comportamento curioso è la cosiddetta "loachy dance", la danza dei botia, che coinvolge un intero gruppo in un costante nuoto agitato intorno ai lati della vasca, di solito utilizzandone l'intera lunghezza e altezza. Le ragioni di questo comportamento sono sconosciute, ma gli inneschi più comuni sembrano essere l'aggiunta di cibo, il cambio d'acqua o l'inserimento di nuovi conspecifici, e può durare da pochi minuti a un giorno o più.
  • I botia spesso amano infrattarsi in angoli particolari, incunearsi verticalmente o lateralmente tra gli elementi di arredo, o addirittura sdraiarsi sul substrato a pancia in su. Questo non è motivo di allarme e sembra essere un comportamento di riposo naturale. Gli Ambastaia possiedono anche spine sub-oculari taglienti e mobili, che normalmente vengono nascoste all'interno di una piega della pelle, ma vengono erette quando stressati, ad esempio se vengono tolti dall'acqua. E' quindi necessaria molta cura perché non si impiglino on le spine nel retino, in caso disincastrarli con molta delicatezza, facendo attenzione perchè le spine degli individui più grandi possono ferire la pelle umana. 

I botia sono soggetti ad una malattia chiamata comunemente "malattia della magrezza" (skinny disease) e caratterizzata da perdita di peso e aspetto "scheletrico". Ciò è particolarmente comune negli esemplari appena importati e si pensa sia causata da una specie di flagellati del genere Spironucleus. E' curabile, anche se il farmaco consigliato varia a seconda del paese: gli hobbisti nel Regno Unito tendono ad usare l'antibiotico Levamisolo mentre quelli negli Stati Uniti il Fenbendazolo (aka Panacur).

Vai alle pagine sull'allevamento dei Chromobotia

alimentazione

Anche se i botia sembrano essere prevalentemente carnivori, se disponibili si nutrono volentieri anche di vegetali, spesso anche delle foglie più tenere delle piante acquatiche. La loro dieta in natura consiste in molluschi acquatici, vermi, insetti e altri invertebrati. In acquario non hanno pretese,  ma deve essere offerta una dieta varia, con mangimi secchi di buona qualità e chironomus, tubifex, artemia, ecc. vivi o congelati, oltre a frutta fresca e verdure come cetriolo, melone, spinaci scottati, zucchine. I lombrichi tagliuzzati costituiscono una utile fonte di proteine, ma devono essere usati con parsimonia. La maggior parte dei botia preda le lumache acquatiche, anche se non dovrebbero mai essere considerati la risposta ad una infestazione, dato che non sono molluschivori obbligati. Una volta acclimatati in acquario si alimentano con audacia e irruenza, e spesso salgono a mezz'acqua al momento dei pasti.

temperatura consigliata
26°
  • Specie che va allevata in gruppo
  • Specie dal carattere turbolento e vivace
  • Specie che diventa non grande, ma enorme: può superare i 40 cm di lunghezza
  • Specie non riprodotta in cattività, gli esemplari in commercio provengono dalla cattura in natura o dalla riproduzione indotta tramite ormoni ai fini commerciali.
  • Vai al poster informativo sui Chromobotia macracanthus
comportamento riproduttivo
Specie ovipara; per deporre compie lunghe migrazioni
dimorfismo sessuale
Le femmine adulte sono normalmente più grandi e con il corpo più pieno dei maschi di età paragonabile. Secondo alcune teorie i maschi hanno anche la pinna caudale biforcuta più in profondità, ma non c'è alcuna prova a riguardo.
riproduzione

In natura questa specie è riproduttrice migratoria, passando dai corpi principali dei fiumi negli affluenti più piccoli con le pianure alluvionali circostanti inondate temporaneamente durante la stagione delle piogge. Questi movimenti migratori di solito iniziano nel mese di settembre, e la deposizione delle uova si verifica in genere a fine settembre/primi di ottobre, anche se i tempi si stanno cominciando a spostare a causa dei cambiamenti climatici (Evers, 2009). Le uova vanno alla deriva e si fermano tra la vegetazione ripariale dove le larve inizialmente pelagiche trascorrono i loro primi giorni nutrendosi di microrganismi. Gli avannotti rimangono nelle zone alluvionate finché le acque cominciano a ritirarsi ed a quel punto di solito misurano circa 3 cm SL. Si spostano quindi negli affluenti minori fino a quando sono grandi abbastanza per completare il loro passaggio nei canali principali dove rimangono fino a quando sono sessualmente maturi e in grado di intraprendere la loro migrazione riproduttiva.

Un tempo tutti i pesci erano catturati in natura, per lo più da Sumatra, ma attualmente la situazione è meno chiara. Molte migliaia di esemplari selvatici sono ancora catturati e venduti ogni anno, ma gli itticoltori nel Sud-Est asiatico stanno riproducendo artificialmente la specie attraverso l'uso di ormoni già da diversi anni. Più recentemente anche allevatori della Repubblica Ceca e di altre parti dell'Europa orientale hanno perfezionato una tecnica simile, il che ha fatto scendere molto il prezzo dei pesci rispetto a quelli catturati in natura. Purtroppo questa pratica ha preso una piega diversa negli ultimi anni, in quanto sono apparsi sul mercato un certo numero di ibridi, compreso anche un apparente incrocio  tra una forma di Botia histrionica e Chromobotia macracanthus,  e pesci con forma del corpo o disegno della livrea ampiamente discutibile.

La riproduzione in acquario da parte di hobbisti privati rimane sconosciuta e non documentata, anche perchè la complessità del ciclo naturale di riproduzione della specie è abbastanza sorprendente. Spesso si dice che la ragione della mancanza di successo è vengono utilizzati pesci non ancora maturi e che la specie richiede molti anni per diventare sessualmente matura, ma questo sembrerebbe non essere il caso, in quanto in natura gli esemplari intraprendono le migrazioni riproduttive annuali quando hanno una lunghezza in media di 12-20 cm SL e la specie sembra diventare sessualmente matura a 12-15 cm. Gli individui più grandi non sembrano migrare e rimangono nei canali fluviali tutto l'anno, suggerendo che dopo una una certa età non depongano più uova.

Osservazioni su una possibile riproduzione in acquario da un membro di Seriouslyfish, Colin Dunlop, che ha notato il suo gruppo di quattro pesci adulti (tre maschi e una sola femmina) nuotare in una formazione a "diamante" con la femmina a capo, in uno dei suoi grandi acquari di stoccaggio. I pesci sono stati rimossi e collocati in un acquario più piccolo con una griglia di plastica sul fondo e alcuni pezzi di tubo in plastica. La temperatura dell'acqua era 26°C e il pH 4,5. Dopo diversi giorni Colin ha notato migliaia di uova sul fondo della vasca e controllando attentamente ha visto tutti e quattro i pesci stipati in un unico pezzo di tubo da cui cadevano centinaia di uova. La stragrande maggioranza sono ammuffite subito e le altre si sono dimostrate infertili poco dopo. Opinione generale è che spostando i pesci li ha stressati e ha fatto sì che la femmina espellesse le uova senza che fossero fecondate dai maschi.

Vai alle pagine sulla riproduzione dei Chromobotia

Tutto Quello Che Avreste Sempre Voluto Sapere Ma Non Avete Mai Osato Chiedere...
i messaggi più interessanti tratti da it.hobby.acquari

SL (Standard Lenght)
Lunghezza standard, è la lunghezza del pesce calcolata dalla punta del muso al peduncolo caudale (esclusa quindi la coda)
TL (Total Lenght)
Lunghezza totale, è la lunghezza del pesce calcolata dalla punta del muso alla punta della coda (quindi coda compresa)
Demerso
Organismo che vive in prossimità del fondo del mare. I pesci demersi si dividono principalmente in due tipi: Bentonici e Bentopelagici
Bentonico
specie che vive e che è legata al fondo
Bentopelagico
specie che vive sia sul fondo o vicino ad esso, sia nel livello medio dell'acqua
Pelagico
specie che vive lontano dal fondo, in acque aperte
Potamodromo
specie che compie migrazioni in acque dolci

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Tankbuster (INJAF)

Ampia spiegazione sui pesci da considerare 'tankbuster', nella convinzione che acquariofili più informati significa scelta più consapevole delle specie da allevare, in quanto una maggior informazione fa sì che la gente consideri e capisca pienamente ciò a cui si sta impegnando quando decide di acquistare uno di questi pesci, e che sappia scegliere qualcosa di più adatto se non può fornire loro una adeguata sede permanente. - traduzione in italiano di un articolo di Injaf

Chromobotia macracanthus (O. Åhlander)

Articolo veramente interessante, in cui sono presenti descrizioni e foto dell'ambiente naturale dei Chromobotia macracanthus, e soprattutto foto di un esemplare con le uova: l'articolo infatti sfata vari miti che si sono diffusi su questi simpaticissimi pesci, in particolare per quanto riguarda proprio la riproduzione. Uno tra gli articoli più completi ed interessanti che abbia letto sui Cobitidi - traduzione in italiano di un articolo di Ola Ahlander

FAQ - Esperienze e raccomandazioni sul Chromobotia macracanthus

Articolo con esperienze d'allevamento dei Chromobotia macracanthus, i botia pagliaccio, raccomandazioni per la scelta degli esemplari al negozio e informazioni molto dettagliate su come allevarli al meglio ed in salute in acquario - traduzione in italiano di un articolo di di James e Mike McCullough (Loaches Online)