Attenzione

La scienza ha dimostrato che i pesci sentono dolore: cerchiamo di fare qualcosa per aiutare questi esseri senzienti

La nascita di una nuova pubblicazione sulla sensibilità degli animali dà nuovo spunto alle ricerche e alle discussioni sulla sensibilità al dolore dei pesci, che nonostante sia comprovata sembra cadere sempre nel vuoto.

Lined SeaHorses

Vi segnalo questo articolo: "Science Shows Fish Feel Pain, So Let's Get Over It and Do Something to Help These Sentient Beings" di Marc Bekoff, Professore Emerito di Ecologia e Biologia Evolutiva, Università del Colorado, pubblicato sul sito di Huffingtonpost.com

Nell'articolo il prof. Bekoff segnala una serie di saggi in una nuova rivista dedicata alla sensibilità animale, che riguardano la questione se i pesci sentano o meno dolore, che sta ricevendo sempre maggiore attenzione.

La nuova rivista chiamata Animal Sentience: An Interdisciplinary Journal on Animal Feeling ha giustamente lanciato il suo primo numero centrato sulla questione se i pesci provano o no dolore, e si richiama l'attenzione su questo dibattito incredibilmente ricco, mettendo in evidenza alcune delle discussioni tra esperti del settore, perché sollevano numerosi problemi circa lo studio delle emozioni degli animali, vale a dire, quali sono le prove convincenti quando si studiano animali che ovviamente non possono dire quello che provano.

Il saggio da cui prende partenza la discussione, Why fish do not feel pain, è di Brian Key, capo del Brain Growth and Regeneration Lab presso l'Università di Queensland, che arriva alla conclusione che "i pesci non hanno i necessari microcircuiti, neuro architettura e connettività strutturale per l'elaborazione neurale necessaria per sentire il dolore", e il prof. Bakoff riporta il thread completo delle risposte che controbbattono a questa conclusione, formulato come segue:

Ogni saggio è disponibile, per cui il prof. Bakoff si limita a fare qualche osservazione per 'stuzzicare l'appetito' alla lettura delle informazioni incredibilmente preziose che contengono. Già dai titoli si può capire che i saggi sono ampi e dettagliati, come ci si aspetterebbe dalle persone cui è stato chiesto di scriverli.

I pesci sentono dolore, per cui andiamo oltre e facciamo qualcosa a riguardo

Dalle discussioni sull'argomento si evince che l'argomento da cui parte il dott. Key è fondamentalmente errato dal punto di vista evolutivo. In pratica si sostiene che è l'architettura del cervello umano che può sentire dolore. Nel loro saggio chiamato Pain and other feelings in animals, i neuroscienziati di fama mondiale Antonio Damasio e Hanna Damasio scrivono che in conclusione non si vede alcuna prova a favore dell'idea che la generazione dei sentimenti negli esseri umani sia limitata alla corteccia cerebrale; al contrario, sulla base di prove anatomiche e fisiologiche, alcune strutture sottocorticali e persino il sistema nervoso periferico ed enterico sembrano dare un contributo importante all'esperienza dei sentimenti.
Altri sostengono la forte evidenza che i pesci sentono il dolore partendo da prospettive etologiche, neuroscientifiche e filosofiche.

I pesci non sono semplici e insensibili flussi di proteine ​​facilmente disponibili

Ci sono chiare prove che i pesci possono in effetti sentire dolore, e ci sarebbe bisogno di chiedersi il motivo per cui il dolore di pesce si è evoluto, non 'se' si è evoluto. E' piuttosto chiaro che i pesci non sono semplici flussi di proteine ​​insensibili prontamente disponibili, e c'è già stato fin troppo abuso - e di gran lunga troppo dolore, sofferenza e morte - sotto la superficie (vedi anche "Aquatic animals, cognitive ethology, and ethics: questions about sentience and other troubling issues that lurk in turbid water").

Inoltre, è chiaro che gli animali possono "dirci" come si sentono, anche se non possono parlare come noi. Ovviamente ci sono problemi associati con quelle che i ricercatori chiamano "altre menti", ma questo non significa che gli altri animali non possano dirci come si sentono. Abbiamo solo bisogno di aprire i nostri sensi verso quelli che usano loro e non aspettarci che siano "proprio come noi". Infatti, è perché non sono "proprio come noi" che così tante persone scelgono di studiare gli animali e le loro menti.

Il campo dell'etologia cognitiva (lo studio delle menti animali e di ciò che è in loro) è un esempio che questi interessi ampi e di confronto sono in rapida crescita, e sembra che quasi tutti i giorni ci siano nuove "sorprese" sulla vita cognitiva ed emotiva degli animali. Naturalmente, anche se ci sono vere sorprese, molte altre non dovrebbero essere così sorprendenti, se si avesse una mente più aperta su ciò che gli altri animali fanno e sentono. Come il prof. Bakoff ha scritto in un saggio intitolato A Universal Declaration on Animal Sentience: No Pretending, le prove della sensibilità animale sono ovunque. Non vi è alcun motivo per dipingerli più interessanti di quello che sono, perché la scienza sta dimostrando ampiamente quanto siano realmente affascinanti e ricchi di sentimenti.

"Da 970 a 2.700 miliardi di pesci vengono catturati in natura ogni anno"

E' il titolo di un breve saggio, sempre del prof. Bekoff, in cui spiega il perché abbiamo bisogno di usare il principio di precauzione, come alcuni degli autori sottolineano, e accettare il fatto cheattualmente ormai ne sappiamo abbastanza per poter utilizzare le informazioni in favore del benessere dei pesci.
Da un punto di vista scientifico puramente oggettivo, questi dati sono molto importanti e affascinanti, non importa quanto siano sorprendenti per qualcuno. Inoltre, dice sempre il prof. Bekoff, abbiamo bisogno di fare qualcosa ora, perché miliardi di pesci vengono uccisi a livello globale come cibo, senza nessuna preoccupazione per ciò che accade loro.
Come Robert Jones, del Department of Philosophy presso la California State University, Chico, nota nel suo saggio intitolato Fish sentience and the precautionary principle, non solo la tesi del dott. Key contiene un difetto logico, ma afferma anche che "In primo luogo, secondo uno studio condotto dall'organizzazione del Regno Unito sul benessere dei pesci Fishcount.org, sono catturati in natura ogni anno da 970 a 2.700 miliardi di pesci. Se i pesci sono senzienti (e ci sono buone prove che lo siano), il numero di esseri senzienti in forma di pesci macellati per il cibo è uguale ogni anno ad almeno dodici volte quello della popolazione umana mondiale (Mood & Brooke 2010). Se l'idea di un tale atrocità morale non bastasse, le tendenze correnti della pesca mondiale indicano che stiamo andando verso la totale sparizione di tutti i taxa attualmente pescati, il che causerà un collasso totale dell'industria della pesca per l'anno 2048 (Worm et al. 2006). Quindi, al di là di ogni considerazione morale, applicare il principio di precauzione per quanto riguarda il benessere dei pesci è ragionevole e prudenziale, se non obbligatorio."

Il Dott. Jones scrive che ciò di cui abbiamo bisogno è la capacità di aggregare e sintetizzare i nostri migliori dati fisiologici e comportamentali sulla questione del dolore degli animali non umani, e da questo ricavare una ragionevole conclusione per quanto riguarda le esperienze e gli aspetti fenomenici dei nostri simili, come i pesci. Sicuramente la maggior parte delle prove pesa a favore della sensibilità dei pesci. Le sviste di Key lo hanno portato troppo in fretta, con certezze infondate e senza sufficienti garanzie, a concludere che i pesci non sentono dolore.

In conclusione all'articolo, il prof. Marc Bekoff esorta chi vuole avere maggiori informazioni su questo ed altri argomenti, a seguire questa nuova pubblicazione dedicata alla sensibilità animale, perché già da questo primo numero vi sono ottime indicazioni del suo valore, e sicuramente diventerà leader nell'offerta di discussioni più utili sulla vita cognitiva ed emotiva degli affascinanti animali con cui condividiamo il nostro magnifico pianeta, esseri con cui dobbiamo coesistere pacificamente, per il loro bene e per il nostro.

Potete seguire Marc Bekoff sul suo profilo Twitter

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