Una guida semplice e coincisa sull'allevamento delle cozze d'acqua dolce della famiglia Unionidae in acquario, e sulla difficoltà che comporta farle vivere bene

Articolo
di Ale87tv
pubblicato sul sito www.acquarioacquadolce.it

Cozze d'acqua dolce dell'ordine Unionoida - Foto © Tim Menard / USFWS Mountain-Prairie

I bivalvi d’acqua dolce (chiamati anche commercialmente cozze d’acqua dolce) sono spesso venduti come filtri o sostituti dei filtri.

I bivalvi d’acqua dolce solitamente in commercio appartengono al genere Unio o Anodonta e sono effettivamente classificati come “filtratori”. Ma non significa che abbiano la funzione di trasformare l’ammonio in nitrito e poi in nitrato: essi trattengono particelle organiche in sospensione nell’acqua e placton. Elementi che in una vasca domestica (salvo eccezioni, come vasche molto grandi e dense di vegetazione e detrito) non sono presenti in maniera sufficiente a garantirne la vita sul lungo periodo. E un mollusco di quelle dimensioni che muore in una vasca, non sempre è facilmente gestibile.

Inoltre tra i bivalvi d’acqua dolce vi sono animali che si insabbiano e necessitano di un fondo molle, e possono sradicare le piante con i loro movimenti, mentre altri si fissano al substrato roccioso. Anche nel laghetto, se non adeguatamente ricco di placton, è da ponderare l’inserimento di bivalvi d’acqua dolce, sia come presenza che come numero.

In commercio si trovano sia specie tropicali che di acqua fredda, queste ultime tollerano meno le alte temperature e non sono quindi adatte alle temperature estive di una vasca.

Quindi occhio, che non è tutto oro quel che luccica, pur rimanendo comunque un bell’animale da allevare!

Anodonta cygnea - Foto © Alexander Mrkvicka (Wikimedia)

Aspetti comuni

I bivalvi d’acqua dolce sono animali dal corpo molle, compresso lateralmente e racchiuso da due valve uguali per forma e dimensioni, unite da un robusto legamento dorsale. All’esterno le valve sono solcate da anelli di crescita concentrici che si dipartono da una sporgenza anteriore al legamento chiamata “Umbo”.

La parte interna delle valve è rivestita da uno strato madreperlaceo. Come reazione ad un corpo estraneo a contatto con il mollusco, potenzialmente rappresentato dalla larva di un parassita, il mantello dell’animale può secernere delle concrezioni calcaree e ricoprirlo di madreperla, ottenendo delle perle, che nei Bivalvi dulcacquicoli sono per lo più piccole e di forma irregolare.

La maggior parte del mollusco, sviluppato interno alla conchiglia, è costituito da un complesso apparato branchiale, con branchie pettinate e cigliate che filtrano l’acqua per raccogliere le particelle solide di cibo in sospensione. Quando l’animale è in attività, fra le valve sporgono due tubi carnosi, i sifoni; uno è inalante e l’altro esalante: l’acqua che vi passa attraverso viene utilizzata sia per trarne l’ossigeno per la respirazione che per far entrare le particelle nutrienti.
Il piede appiattito e di forma triangolare, apparentemente simile ad una lingua, viene usato da questi molluschi per infossarsi e per spostarsi sul substrato; spesso il bivalve è provvisto di una ghiandola del bisso, i cui filamenti secerti servono a fissare l’animale ad un substrato rigido.

Unio pictorum catturata nel bacino idrico di Ružiná, in Slovacchia - Foto © Peter261504 (Wikimedia)

Riproduzione

In molte specie dopo la fecondazione, dalle uova si sviluppano delle larve, glochidi, che trasportate dalla corrente si agganciano alle code dei pesci.
Trovato un ospite, la larva si incista nella sua pelle o nelle branchie vivendo da parassita, finché, dopo alcune settimane, si trasforma in un piccolissimo bivalve che si stacca dal pesce lasciandosi cadere sul fondo.
I pesci più frequentemente parassitizzati sono i Ciprinidi e i Gasterosteidi. Talvolta invece sono i bivalvi ad ospitare le uova di pesci, come nel caso dell’interazione Unio sp – Rodeo amaro.

Ecologia

vi sono alcune specie che sono sfuggite al controllo e sono diventate invasive, come risulta da uno studio della provincia di Pistoia. Per questo motivo se destinate a un laghetto, è bene scegliere specie presenti in ambienti simili della zona al fine di evitare nuove introduzioni di specie aliene. Analogamente in acquario va posta attenzione a non diffonderle con potature o acqua dei cambi.

© Ale87tv

Taxa

Un bivalve d'acqua dolce filtratore, che raggiunge notevoli dimensioni.

La cosiddetta "cozza d'acqua dolce", siccome è filtratrice viene talvolta inserita in acquario come "filtro naturale" con alterni risultati...

Dimensioni max: 5 cm

Grande bivalve d'acqua dolce, che non ama le alte temperature

Dimensioni max: 15 cm
Riferimenti & Link
Invertebrates

Invertebrates: Shrimp, crayfish, crabs & snails in freshwater aquaria

Edizione Inglese di Chris Lukhaup e Reinhard Pekny - Manuale completo, ricco di suggerimenti pratici e informazioni, non solo fornisce agli allevatori di invertebrati d'acqua dolce le conoscenze di base su queste affascinanti creature, ma è adatto anche ad acquariofili esperti che desiderano scoprire cose nuove e informazioni aggiuntive sugli habitat naturali, sulle specie speciali esigenze alimentari o allevamento in cattività. Gamberetti, gamberi, granchi, anomuri, vongole e lumache: questo manuale completo presenta tutte le specie importanti in commercio, con foto mozzafiato.

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Collegamenti articolo

Per approfondire:

Le cozze o bivalvi d’acqua dolce sono organismi filtratori, che filtrano l'acqua per nutrirsi delle particelle di cibo e fitoplancton in sospensione

Descrizione di alcune cozze d'acqua dolce nordamericane e come raccoglierle in natura e allevarle in acquario - tratto e tradotto da un articolo di Robin Engelking