Più conosciuta con il vecchio nome di Cladophora, attira per la sua forma unica, ma ha una crescita molto lenta e tende a sporcarsi molto facilmente se non curata bene.

Brachygobius sp. posato su una palla di Aegagropila linnaei (ex Cladophora aegagropila)

Cladophora aegagropila, Cladophora linnaei

Quella che è conosciuta comunemente in ambito acquariofilo come Cladophora aegagropila, ma che si chiama invece correttamente Aegagropila linnaei (vedi su Wikipedia), detta anche "marimo", non è in realtà una pianta, ma una palla di alghe, il cui aspetto insolito e decorativo la fa essere una bella eccezione anche per chi vuole evitare le alghe ad ogni costo. :-)

In natura è originaria dell'Europa centrale e orientale e dell'Asia orientale. Normalmente l'habitat naturale è costituito da laghi, dove il costante movimento delle onde dà a loro la forma di una sfera. Le palline si muovono in tutte le direzioni, ricevendo quindi uniformemente i raggi del sole. Predilige acque alcaline e pulite, ricche però di sostanze nutritive di origine organica; in substrati melmosi sono stati ritrovati esemplari di Aegagropila delle dimensioni di una testa d'uomo.
In Giappone è considerata una specie protetta.

Nei biotopi naturali è stata notata spesso una forte assimilazione, con produzione di bollicine d'ossigeno già a a luce debole, che le danno una forte spinta ascensionale; per questo molte volte è possibile vedere le palline di marimo galleggiare a pelo d'acqua.
Agglomerati grandi e fitti diventano cavi all'interno, dove non arriva la luce.

Nella pagina sulla Aegagropila della wikipedia inglese sono descritte le colonie di tale pianta del lago Akan in Giappone e del lago Mývatn in Islanda, le più grandi al mondo eppure le più sconosciute.

Aegagropila linnaei (era Cladophora aegagropila) nell'ambiente naturale del Lago Akan in Giappone - Foto © Andy king50 (Wikimedia)

In acquario deve essere girata regolarmente perché mantenga la forma sferica.
E' di facile coltivazione, essendo molto adattabile alle varie condizioni di luce e temperatura e non particolarmente esigente; preferisce comunque temperature non superiori a 24°C., illuminazione scarsa o media (specie sciafila), la crescita è comunque lentissima e in acquario si osserva solo con condizioni particolarmente favorevoli.

Sarebbe utile in acquario la presenza di Caridina, che ne tengano pulita la superficie esterna, comunque se coperto eccessivamente da particelle di sporco l'ammasso può essere sciacquato (prelevando magari un po' d'acqua dall'acquario, per non sottoporla a shock chimico-fisici), dopo si reintroduce in acquario, dove si gonfia di nuovo d'acqua per scendere dopo alcune ore verso il fondo. La coltivazione è possibile anche in acquario salmastro, tollerando una salinità del 5-6‰.
La propagazione vegetativa della Cladophora può essere effettuata dividendo le palline in pezzi più piccoli, che diventano sferici con il tempo, tenendo sempre conto comunque del tasso di crescita ridotto: secondo la Kasselmann, la crescita cellulare arriva ai 5-10 mm all'anno, il che vuol dire che palle grandi 20-21 cm hanno un'età di 14-16 anni.

Oltre che come palline, l'Aegagropila può essere anche coltivata attaccata a pietre o legni, dove forma un folto tappeto.

Oltre al fatto che non vi si depositi sporco, va fatta attenzione anche alle piante che crescono vicino alla 'palla': mi era successo che una delle tante radici aeree emesse da una bella Hygrophila difformis che cresceva accanto ad una palla di Aegagropila la scambiasse per un ottimo substrato fertile e iniziasse a radicare all'interno della sfera, senza che io me ne accorgessi... se no quando era troppo tardi, e le radici dell'hygrophila erano ormai compenetrate talmente nelle parti verdi della Aegagropila che era impossibile staccarla senza distruggerla... :(

Aegagropila linnaei (era Cladophora aegagropila) in un acquario d'acqua salmastra - Foto © Emiliano Spada

I gamberetti d'acqua dolce, Caridina e Neocaridina sp. sono molto efficienti nel tenere pulite le palle di cladophora (Aegagropila linnaei)

Un buon modo per utilizzare le bocce senza condannare alla prigione a vita dei pesci: palline di cladophora (Aegagropila linnaei)

La specie si trova principalmente nelle aree dell'Europa precedentemente ricoperte da ghiacciai (Nord Europa), e in diverse località del Giappone. È stata trovata in Nord America, ma è rara, così come in Australia.

Tipo: muschio
Origine: cosmopolita
Tasso di crescita: lento
Altezza: 3 - 10+
Richiesta di luce: Bassa
CO2: Bassa
Riferimenti & Link

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Ho tenuto neritine e una palla di Aegagrophila per molto tempo, e non l'hanno mai considerata. Forse c'è un po' di rischio in più con le ampullarie, ma, a meno di non trovare esemplari particolarmente attratti dalla palla, in genere la lasciano stare. Certo, devono essere lumache ben nutrite, se tenute alla fame il rischio che si attacchino a tutto ciò che sembra commestibile c'è :)

Buona sera, Scrivo perché da circa un anno coltivo tre marimo in una grossa boccia d'acqua. Erano belle e "puffose" e da alcuni pezzettini piccolissimi che si erano staccati e che avevo gelosamente conservato in una seconda boccia, stanno crescendo altre piccole formazioni di alga. Purtroppo però quest'estate, con tutto il caldo qui di Torino, qualcosa non sembra andare per il verso giusto... Stanno cambiando colore, sempre più scure, sembrano patire... Cosa posso fare?? Grazie Giovanna

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Foto di piante così come si sono sviluppate in un acquario d'acqua salmastra

Smaltiamo responsabilmente le potature

Spesso sentiamo parlare di pesci e piante che sono sfuggiti in natura e che stanno soffocando le specie autoctone, cambiando le dinamiche e in alcuni casi distruggendo gli ecosistemi naturali. Sono molte purtroppo le piante acquatiche che si sono rivelate infestanti per sistemi che non contemplavano la loro presenza, e fanno danni tali da essere finite nelle liste nere di vari stati, che ne hanno vietato vendita e importazione.

Siamo sicuri come acquariofili di non essere responsabili dell'introduzione di piante in un ambiente che non è il loro? Che fine fanno le potature delle piante nei nostri acquari?

Smaltiamo responsabilmente le potature, cercando di evitare il più possibile che possano contaminare l'ambiente circostante, mettendole ad esempio in un contenitore e aspettare che siano completamente secche prima di buttarle nell'umido, dove dovrebbero poi essere correttamente smaltite. Si possono utilizzare vari altri metodi, l'importante è pensarci, tenere sempre presente che stiamo allevando pesci e coltivando piante che potrebbero provocare gravi danni se riuscissero a propagarsi nel nostro ambiente.

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