Attenzione

Come allevare correttamente i pesci

Esempi pratici di come si possano allevare correttamente i pesci,e come capire se stanno bene nella nostra vasca

Articolo di Alex87tv in origine pubblicato su Acquarioacquadolce.it, un bel sito web che purtroppo non esiste più

Carassius auratus, giovani della varietà Pearlscale - Foto © Hristo Hristov

Autore: Ale87tv

Premessa:

quelle di seguito riportate sono considerazioni di carattere tecnico scientifico, basate su dimostrate e solide basi di biologia e zootecnia. Per cui non si presta a obiezioni di alcun genere, se si vogliono allevare animali correttamente e senza compromessi.

La tesi spesso sostenuta da chi allestisce acquari fritto-misto o senza curarsi delle esigenze degli animali, è che questi sono “ormai di allevamento da generazioni” e che “non conta cosa vedono in natura, tanto ormai sono abituati a tutto, e non serve rompersi tanto, stanno bene lo stesso”. Questa è totalmente inesatto, vediamo perché.

Obiettivi dell’acquariofilo consapevole:
L’acquariofilo da “mio cuggino mi ha detto che” ha come obiettivo vedere dei cosi colorati che nuotino più o meno, e che vivano il tempo necessario a che non cambi il suo gusto. Cosa che solitamente avviene molto rapidamente.

Per cui, lo “stare bene” per tale sub-umano si concretizza con una breve vita in acquario (si, un anno per alcuni pesci è “breve vita”), senza che mostrino particolari comportamenti.

Beh signori miei, questa non è star bene. Un pesce non possedendo la neocorteccia cerebrale, qualora allevato correttamente NON distingue la cattività dalla natura. Esatto. Se ben allevato non si rende conto di essere nel vostro salotto.

Ma come si fa allora a stabilire se sta bene o male, se i parametri di allevamento sono ottimali o no?

Concettualmente è semplice: il pesce raggiungerà dimensioni uguali a quelle in natura, sarà longevo come e più di come è in natura, mostrerà colorazioni e comportamenti uguali a quelli in natura, si riprodurrà con tassi di schiusa come in natura.

E come faccio a sapere come funziona in natura? ci sono schede serie (no, la scheda che scrive pH 6-8 non è seria) ci sono articoli, foto, video direttamente dal luogo di cattura. Per cui muovere le dita e informarsi gente! che le informazioni ci sono, e i forum servono per darvi una mano a trovarle.

Passiamo ora agli aspetti pratici.

Lo spazio.

Sembra un’ovvietà, ma agli animali che ospitiamo dobbiamo dare uno spazio adeguato. E pare che sia la cosa più difficile da ottenere, in base alle vasche che si vedono in giro. Per prima cosa è necessario mettere giù due punti fermi: il fatto che il pesce cresca in base allo spazio, è vero, ma il nanismo indotto è da considerarsi una vera e propria malattia, che accorcia la vita dei pesci, a causa di altre disfunzioni del metabolismo. Il secondo punto che non sempre a pesce piccolo corrisponde una vasca piccola.

Ogni pesce ha quindi una sua esigenza specifica di spazio, intesa come lunghezza del lato lungo, superficie della base e altezza della vasca, che varia in base alle sue dimensioni, alle esigenze di nuoto, alla territorialità e alla necessità di fare banco. Non state a scervellarvi su litri netti/lordi/potenziali. I siti esteri più seri parlano già da un po’ di misure di base e di altezza di colonna d’acqua, poi i litri vengono di conseguenza.

Ricordatevi che in negozio trovate esemplari non ancora sviluppati, e dovete sempre informarvi (sempre su articoli e schede serie) delle esigenze specifiche di ciò che avete visto. Facile? non direi… In quanti sanno che un carassio (si il pesce rosso) arriva a più di 30 cm? e che il Chromobotia macracanthus supera anch’egli i 30 cm? e che i neon necessitano di vasche di almeno 100 cm di lato lungo per nuotare in banco? Pochi, rispetto a quelli che li ospitano in vasche non idonee.

Bob, un Chromobotia macracanthus adulto - Foto © Monsterfishkeepers.com

Caratteristiche chimiche dell’acqua.

Ogni pesce si è evoluto in un determinato ambiente, caratterizzato da un determinato range di pH e di durezza. Questo per migliaia di anni, e non sono certo una settantina d’anni (per le specie tropicali penso di essermi tenuto anche largo) di riproduzione in cattività ad aver modificato la fisiologia dell’animale. Ora vi ho sconvolti eh? non è quello che vi ha detto vostro cugino? Vediamo la cosa nel dettaglio.

Una specie che si evolve in un determinato ambiente sviluppa generazione dopo generazione un adattamento fisiologico alla chimica dell’acqua. In un ambiente di acqua tenera e acida, il pesce dovrà espellere acqua per mantenere una concentrazione salina interna adeguata alle reazioni biochimiche e assorbire i sali necessari all’accrescimento attraverso l’alimentazione; di contro si trova in un ambiente fortemente sfavorevole per i patogeni, il che non rende necessario un sistema immunitario sviluppato.

Cosa succede ad un pesce d’acqua tenera e acida, in acqua dura e basica? Inizialmente niente, anzi fa meno fatica ad assorbire i sali minerali. Ma i problemi sorgono dopo, e superano di gran lunga in vantaggi: vi ricordate i batteri potenzialmente patogeni per cui il pesce acidofilo non ha le difese necessarie? ecco.

A ph neutro – basico e acqua dura, sono favoriti, causando varie patologie, fino a portarli alla morte. Alla luce di tutto ciò si spiegano le varie teorie su vasche-stalla sterili, impiego di cambi d’acqua in continuo, trattamenti uv in continuo e antibiotici/batteriostatici a uso preventivo; tali tecniche sono applicate anche in allevamento, dove massimizzano il reddito in tale maniera.

Qui sotto un Otocinclus macrospillus – un pesce tipicamente di acqua acida

Otocinclus macrospilus nel mio acquario

Nella vasca domestica è una pratica poco rispettosa della salute dell’animale, oltre che ad accorciarne la vita, esponendolo ai patogeni qualora i fattori di intervento esterni venissero meno.

Una specie che si evolve in un ambiente con acqua dura e basica non avrà problemi di mantenimento dell’equilibrio osmotico e di assorbimento dei sali minerali, ma dovrà avere un sistema immunitario efficace in un ambiente favorevole all’attività biologica dei patogeni.

Messa in acque tenere e acide, vengono penalizzate dalla mancanza di sali minerali, oltre che dal pH basso che influenza le reazioni biochimiche.

Ora vi state chiedendo come mai vi hanno detto che i pesci oggi “sono selezionati per vivere in acqua di rete” “li allevano da generazioni”. In realtà la selezione non avviene, perché gli artifici aggirano i fattori selettivi. E tali artifici sono molto, ma molto più economici di compiere una selezione per la fisiologia (come quella che si fa per le piante e gli animali allevati a scopo alimentari) e molto più economici che ricreare le condizioni idonee secondo natura.

Selezionare invece per la livrea o per la lunghezza delle pinne è molto molto più semplice (selezionare BENE anche per questi aspetti è molto meno semplice), l’uomo lo fa da centinaia di anni con molte specie, con risultati alterni.

Il fondo

Avere un fondo particolare per alcuni pesci è essenziale. Non è possibile ospitare, ad esempio Corydoras e Ciclidi nani senza avere un fondo fine. “Ma mio cugino li ha tenuti e non sono morti” “li ho da due mesi e va tutto bene” rileggetevi il primo paragrafo, cambiate il fondo con sabbia fine, e poi mi saprete dire. Se ci sono delle “regole” c’è un perché, e il comportamento dei pesci ne è una prova.

Qui sotto un Mikrogeophagus ramirezi, un ciclide che necessita di fondo fine:

Coppia di Mikrogeophagus ramirezi di cattura, maschio a sinistra - Foto © Enrico Richter

L’allestimento

Ogni specie necessita di un allestimento dedicato, che risponda alle esigenze del proprio comportamento.

Comunque in linea generale possiamo enunciare il paradosso dei nascondigli: (anche questi saranno in funzione della specie si passa dalle utilissime piante alle rocce, passando per i legni) più nascondigli ha a disposizione il pesce, meno timido si dimostrerà; mettilo in una vasca spoglia e oltre allo stress il pesce cercherà di nascondersi in ogni anfratto creato dalla tecnica, ferendosi e rischiando di rimanervi incastrato.

La luce

I pesci non hanno problemi di poca luce, semmai il contrario: troppa luce diretta (cioè non schermata da piante galleggianti o dall’ambratura dell’acqua) può causare problemi di stress, con conseguenze nefaste. Anche la tolleranza alla luce varia da specie a specie: specie provenienti da limpidi ruscelli bassi e scarsi di vegetazione tollerano sicuramente più luce rispetto a pesci provenienti da acque scure o dense di vegetazione.

L’alimentazione

Dareste il cibo del cane alla vostra cavia? o la razione del coniglio al gatto? spero di no! e per lo stesso motivo i pesci non possono avere la stessa dieta, ogni specie necessiterà di una tipologia di alimento specifico. Come regola generale vi ricordo che è importante sempre variare tra i vari alimenti e inserire nella dieta alimenti freschi e congelati. Non basatevi solo sul secco, e informatevi sempre della dieta in natura del pesce. La salute dell’acquario vi ringrazierà.

Ecco, termina qui questa carrellata di cose che dovrete prendere in considerazione PRIMA di scegliere che specie allevare!

Autore: Ale87tv

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